Santa Barbara dei fulmini

Questa è la storia semplice di Adalgisa e Manela e di alcuni altri discendenti degli amori dello spagnolo Francisco Romero Perez y Perez con Andreza da Anunciação, la formosa Andreza di Yansã, mulatta scura. In essa si narrano, acciocché servano di esempio e monito, eventi senza dubbio inattesi e curiosi, verificatisi nella città di Bahia – in nessun altro luogo avrebbe potuto accadere. L’importanza della data è relativa, ma vale la pena ricordare che tutto avvenne nello spazio breve di quarant’otto ore, dense di vita vissuta, alla fine degli anni Sessanta o all’inizio degli anni Settanta, più o meno, su per giù. Non si è cercato di dare una spiegazione, una storia si racconta, non si spiega.
Progetto di romanzo annunciato già da circa vent’anni, sotto il titolo La Guerra degli Spiriti, solo ora, fra l’estate e l’autunno dell’87, fra la primavera e l’estate dell’88, a Parigi, ho messo giù l’intreccio sulla carta. Scrivendo mi sono divertito; se qualcun altro si divertirà a leggere, mi darò per soddisfatto.

Elogio della follia

Qualsiasi cosa siano soliti dire di me i mortali, e infatti non sono così sciocca da non sapere quanto si parli male della follia anche da parte dei più folli, tuttavia sono io, io sola, ve lo posso garantire, che ho il dono di riuscire a rallegrare gli dèi e gli uomini. Eccone la prova: non appena mi sono presentata a parlare dinanzi a questa numerosa assemblea, tutti i volti si sono improvvisamente illuminati di una certa nuova e insolita letizia; subito le vostre fronti si sono spianate, subito mi avete applaudito con una risata così lieta e amabile che mi sembra di trovarmi dinanzi a un consesso degli dèi di Omero, come loro tutti ubriachi di nettare e nepente, mentre prima ve ne stavate lì seduti tutti imbronciati e tristi, come se foste appena usciti dall’antro di Trofonio.

Cristo si è fermato a Eboli

Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.
– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli –. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla piú che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto piú profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiú il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell’inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell’eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.

I giorni felici di California Avenue

Il giorno dopo il sequestro di una settantina di americani nell’ambasciata statunitense a Teheran Jill Wasserstrom si fermò all’angolo fra North Shore e California Avenue per riflettere sull’esattezza di quello che aveva orgogliosamente dichiarato a Lana Rovner durante la ricreazione alla scuola di ebraico K.I.N.S. Quello che aveva detto non era del tutto vero. Non aveva fatto un grosso succhiotto a Muley Scott Wills dopo l’ora di educazione fisica alla Boone.

Ivanhoe

In quel bel distretto della lieta Inghilterra che è bagnato dal Don, si estendeva negli antichi tempi una vasta foresta, che copriva la maggior parte delle amene colline e vallate tra Sheffield e la bella città di Doncaster. I residui di questa grande foresta si possono ancora vedere nelle residenze nobiliari di Wentworth, di Wharncliffe Park e nei dintorni di Rotherham. Là si aggirava un tempo il famoso dragone di Wantley, là furono combattute molte delle più terribili battaglie durante le guerre civili delle Due Rose; e là ancora fiorirono anticamente quelle bande di gagliardi fuorilegge le cui gesta sono così popolari nelle canzoni inglesi.

Vendetta

L’auto era una Ford berlina compatta, modello recente, bianco e nero, anonima ai limiti dell’invisibilità e decisamente veloce. In origine era un veicolo della polizia municipale, comprata a un’asta nel Tennessee e successivamente elaborata per migliorarne la ripresa.  L’auto percorreva la Wisconsin in direzione nord sotto la vampa bianca del sole. Gli uomini che sedevano all’interno portavano camicie a maniche lunghe fuori dai pantaloni. Il sudore chiazzava le camicie sul davanti e ne impregnava la schiena. Il vinile nero dei sedili era incandescente. Seduto accanto al posto di guida Frank Farrow scrutava la strada. Marciapiedi deserti. Vetture straniere che procedevano lente, gli occupanti freschi e ben protetti. L’asfalto che ribolliva per la calura. La città sotto narcosi. una giornata d’estate così.

Ritorno dall’India

Ora la ferita era pronta per la sutura. L’anestesista si tolse impaziente la mascherina, e come se non gli bastasse più il grande respiratore con le sue cifre lampeggianti in continua mutazione, si alzò, prese con delicatezza la mano inerte per sentire il polso e poi sorrise con simpatia verso la donna nuda e dormiente, e mi strizzò l’occhio. Io feci finta di nulla: stavo fissando il professor Hishin per cercare di capire se aveva intenzione di ricucire da solo o avrebbe lasciato finire uno di noi. Tremai pensando che mi mettessero da parte ancora una volta per affidare il lavoro al mio rivale, l’altro medico che si stava specializzando.