Tropico del Cancro

Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci saremmo mai conosciuti cosí intimamente, Boris ed io, se non fosse stato per i pidocchi.
Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s’uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l’Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c’è scampo. Non cambierà stagione.

La fattoria degli animali

Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com’era, scordò di chiudere le finestrelle. Nel cerchio di luce della sua lanterna che danzava da una parte all’altra attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto nel retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto, dove la signora Jones già stava russando.
Non appena la luce nella stanza da letto si spense, tutta la fattoria fu un brusio, un’agitazione, uno sbatter d’ali. Durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore, il verro Biancocostato premiato a tutte le esposizioni, aveva fatto la notte precedente un sogno strano che desiderava riferire a tutti gli animali. Era stato convenuto che si sarebbero riuniti nel grande granaio, non appena il signor Jones se ne fosse andato sicuramente a dormire. Il Vecchio Maggiore (così era chiamato, benché fosse stato esposto con il nome di Orgoglio di Willingdon) godeva di così alta considerazione nella fattoria che ognuno era pronto a perdere un’ora di sonno per sentire quello che egli aveva da dire.

L’immoralista

(Al signor D. R., presidente del Consiglio)

Sidi b. M. 30 luglio 18…

Sì, avevi ragione: Michael ha parlato con noi, caro fratello. Eccoti il suo racconto. Me lo avevi chiesto e io te lo avevo promesso; ma al momento di mandartelo, esito ancora, e più lo leggo e più mi sembra terribile. Ah! Che cosa penserai del nostro amico? E d’altra parte anch’io che cosa ne penso? Ci accontenteremo di condannarlo, negando che si possano volgere al bene quelle facoltà che appaiono crudeli? Temo che oggi più d’uno oserebbe riconoscersi in questo racconto. Troveremo il modo di mettere a frutto tanta intelligenza e tanta forza, o negheremo a tutti questo diritto di cittadinanza?

Post office

Poste degli Stati Uniti
di Los Angeles, California
REGOLE DI COMPORTAMENTO
Direzione, 1 gennaio 1970
Memorandum No. 742

Si richiama l’attenzione di tutti i dirigenti sulle Regole di Comportamento elencate nel Paragrafo 742 del Manuale delle Poste, e sulla Condotta degli Impiegati delineata nel Paragrafo 744 del Manuale delle Poste.
Nel corso degli anni gli impiegati delle Poste hanno stabilito una lodevole tradizione di fedeltà al servizio della Nazione, insuperata in qualunque altro settore. Ciascun impiegato dovrebbe andare orgoglioso di questa tradizione di fedeltà e dedizione al lavoro. Ciascuno di noi deve sforzarsi per contribuire a mantenerla, nel contesto della continua evoluzione delle Poste verso il progresso e nel pubblico interesse.
Tutti i dipendenti delle Poste devono mantenere un comportamento di incrollabile onestà e completa dedizione al pubblico interesse. I dipendenti devono tenere una condotta di vita conforme ai più elevati principi morali, nel rispetto delle leggi degli Stati Uniti e delle regole e della politica del Ministero delle Poste. Non solo si esige un comportamento improntato alla più assoluta moralità, ma si invitano tutti gli impiegati e i funzionari ad astenersi da azioni che potrebbero impedire lo svolgimento coscienzioso dei loro compiti. Tali compiti devono esser svolti con scrupolo ed efficienza. Il servizio postale gode del privilegio del contatto quotidiano con la maggior parte dei cittadini della Nazione, e si trova a essere, in molte circostanze, il tramite più diretto col Governo Federale. Ogni impiegato delle Poste ha quindi possibilità e responsabilità uniche di agire con lo scrupolo e l’onestà che il pubblico si aspetta da lui; contribuendo così a mantenere la fama insuperata di fedeltà e onestà del servizio postale e del Governo Federale nel suo insieme.

Il manoscritto di Brodie

In un esemplare del primo volume delle Mille e una notte (Londra, 1840) di Lane, procuratomi dal mio caro amico Paulino Keins, scoprimmo il manoscritto che adesso tradurrò in spagnolo. L’elegante calligrafia – un’arte che le macchine da scrivere ci stanno insegnando a perdere – fa supporre che sia stato redatto intorno a quella stessa data. Lane prodigò, come si sa, le estese note esplicative; i margini abbondano di postille, punti interrogativi e a volte correzioni, la cui grafia è la stessa del manoscritto. Si direbbe che al suo lettore interessassero meno i prodigiosi racconti di Shahrazad delle abitudini dell’Islam. Su David Brodie, la cui firma adorna di uno svolazzo figura in calce, non sono riuscito a sapere niente, tranne che era un missionario scozzese, originario di Aberdeen, che predicò la fede cristiana nel centro dell’Africa e poi in certe regioni selvagge del Brasile, terra verso la quale l’aveva forse sospinto la sua conoscenza del portoghese. Ignoro la data e il luogo della sua morte. Il manoscritto, che io sappia, non fu mai dato alle stampe.

L’amante di Lady Chatterley

La nostra è un’epoca fondamentalmente tragica, anche se ci rifiutiamo di considerarla tale. Il cataclisma c’è stato, siamo tra le rovine, ma cominciamo a ricostruire nuovi piccoli habitat, a riavere nuove piccole speranze. E’ un compito non facile; la strada verso il futuro è piena di ostacoli che dobbiamo aggirare, scavalcare. Si deve continuare a vivere, anche se il cielo ci è piombato addosso. Queste erano, più o meno, le sensazioni di Constance Chatterley. La guerra le aveva fatto crollare il mondo in testa. E lei aveva compreso che imparando si sopravvive.