Il piacere

L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.

Giorno da cani

Ci sono giorni che cominciano strani. Ti svegli nel tuo letto, riprendi conoscenza, metti un piede a terra, prepari il caffè… eppure, l’idea di futuro che ti vedi davanti supera lo spazio di una giornata. Senza guardare avanti, vedi. Poi, il minimo gesto comincia ad assumere lo stesso tono profetico e fatale. “Sta per succedere qualcosa”, ti dici, ed esci di casa decisa a stare all’erta, sensibile, permeabile agli imprevisti, analitica con la realtà. Per esempio, quella mattina, una mattina apparentemente normale, incrociai sulla porta un’anziana vicina. Dopo avermi salutata, si avventurò in un monologo interminabile per finire col dirmi che la casa dove abito, a Poble Nou, era stata a suo tempo una casa d’appuntamenti.

City

– Allora, signor Klauser, deve morire Mami Jane?
– Che vadano tutti a cagare.
– È un sì o un no?
– Lei che ne dice?
Nell’ottobre del 1987, la CRB – casa editrice da ventidue anni delle avventure del mitico Ballon Mac – decise di indire un referendum tra i suoi lettori per stabilire se fosse il caso di far morire Mami Jane. Ballon Mac era un supereroe cieco che di giorno faceva il dentista e di notte combatteva il Male grazie ai poteri molto particolari della sua saliva. Mami Jane era sua madre. I lettori le erano, in genere, molto affezionati: collezionava vecchi scalpi indiani e la sera si esibiva, come bassista, in un complesso blues interamente composto da neri. Lei era bianca. L’idea di farla schiattare era venuta al direttore commerciale della CRB – un signore molto tranquillo che aveva una sola passione: i trenini elettrici. Sosteneva che ormai Ballon Mac era su un binario morto e aveva bisogno di nuove motivazioni. La morte della madre – investita da un treno mentre fuggiva inseguita da uno scambista paranoide – lo avrebbe trasformato in una miscela letale di rabbia e dolore, cioè nel ritratto sputato del suo lettore medio. L’idea era idiota. Ma anche il lettore medio di Ballon Mac era idiota.
Così, nell’ottobre del 1987, la CRB sgomberò una stanza al secondo piano e vi mise dentro otto signorine col compito di rispondere al telefono e di raccogliere i pareri dei lettori. La domanda era: deve morire Mami Jane?

Bagheria

Bagheria l’ho vista per la prima volta nel ‘47. Venivo da Palermo dove ero arrivata con la nave da Napoli e prima ancora da Tokyo con un’altra nave, un transatlantico.
Due anni di campo di concentramento e di guerra. Una traversata sull’oceano minato. Sopra il ponte ogni giorno si facevano le esercitazioni per buttarsi ordinatamente in mare, con il salvagente intorno alla vita, nel caso che la nave incontrasse una mina.

L’uomo felice

La lasciai in camera da letto e andai a versarmi da bere. Ora lo sentivo chiaramente, non c’erano dubbi. Ma non volevo dirglielo, non ancora. Volevo tirarla più a lungo possibile. Stavolta era durato così poco. Nel frattempo volevo vedere mio figlio. Con il bicchiere in mano entrai nella sua stanza e mi sedetti sul bordo del letto. La lucina attaccata al muro era accesa; era evidente che lo avevo svegliato.

La prova generale

La nottata era proprio tinta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d’acqua tanto malintenzionate che parevano volessero infilzare i tetti. Montalbano era tornato a casa da poco, stanco perché il travaglio della jornata era stato duro e soprattutto faticante per la testa. Raprì la porta-finestra che dava sulla verandina: il mare si era mangiato la spiaggia e quasi toccava la casa. No, non era proprio cosa, l’unica era farsi una doccia e andarsi a corcare con un libro. Sì, ma quale?