Nessuno al mio fianco

nessuno al mio fianco

E quello chi era? C’è sempre qualcuno che nessuno ricorda. Nelle fotografie di gruppo soltanto quelli che sono diventati celebri, nel bene o nel male, o le facce che possono essere ricordate attraverso comuni esperienze, occupano lo spazio e il tempo appiattiti sulla lucida carta.

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per chi suona

Il mento poggiato sulle braccia incrociate, l’uomo era disteso sulla terra bruna del bosco coperta d’aghi di pino. Sulla sua testa il vento investiva, fischiando, le cime degli alberi. In quel punto il versante del monte si addolciva ma un poco più in giù precipitava rapido, e l’uomo poteva vedere la traccia nera della strada incatramata che, serpeggiando, attraversava il valico. Parallelo alla strada correva un torrente e giù, sulla sponda del valico, l’uomo vedeva una ruota idraulica e l’acqua scrosciante della chiusa, bianca sotto il sole estivo.

Solomon Silverfish

solomon

Alle 2:30 del mattino, a letto, Solomon Silverfish, sassone segreto, celta teorico, aveva due notizie per Ira Schoenweiss, all’altro capo del filo. La prima era che a sentire le vicende di quella notte il culo troppo-stupido-e-ciccione-anche-solo-per-commentare-quanto-fosse-stupido-e-ciccione di Ira Schoenweiss era ancora il culo di Ira Schoenweiss solo perché stava dentro una grossa imbracatura giudiziaria che glielo teneva attaccato al corpo. La seconda era che se Silverfish non sbagliava quello era il terzo e peggiore arresto per guida in stato di ebbrezza in due anni, e che si credeva, che Silverfish era un superman? Che faceva miracoli giudiziari? La notizia premio per Ira era che se Ira non teneva la bocca chiusa e questo significava cucita, specie con Zero Kretzman, fino all’arrivo di Silverfish, Silverfish avrebbe ridotto Ira a un colabrodo con le sue mani, risolvendo così i problemi di tutti.

La pista Apache

pista apache

Sotto la ramada di paglia che correva lungo la facciata dell’agenzia indiana, Travisin se ne stava sprofondato su una sedia dallo schienale di tela, gli stivali piantati contro un palo di sostegno. Fissava le grigie casupole di creta, tutte a un piano e battute dal sole, che delimitavano lo spazio quadrangolare. Era una scena abbacinante e deprimente: il sole sferzava la pietra, senza uno straccio d’albero o una vista appena piacevole, tale da compensare quelle tozze brutture.

La misteriosa fiamma della regina Loana

loana

«E lei come si chiama?»
«Aspetti, ce l’ho sulla punta della lingua.»

Tutto è cominciato così.
Mi ero come risvegliato da un lungo sonno, e però ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta?