Il Signore degli Anelli: La compagnia del Re

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.
Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant’anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea.

Trainspotting

Sick Boy era coperto di sudore; tremava tutto. Io me ne stavo lì schiaffato davanti alla tele, cercando di non dargli retta, a quel coglione. Mi buttava giù. Provai a concentrarmi sulla cassetta di Jean-Claude Van Damme.
Come in tutti i film del genere, l’inizio era drammatico: era quasi obbligatorio. Poi, nel pezzo che veniva dopo c’era un grande sforzo per creare atmosfera, facendo tra l’altro entrare in scena il cattivo, e per far stare in piedi una trama proprio scacata. Comunque, Jean-Claude sembrava pronto a menare le mani da un momento all’altro.

Il mondo nuovo

il mondo nuovoUn edificio grigio e pesante di soli trentaquattro piani. Sopra l’entrata principale le parole: “Centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale” e in uno stemma il motto dello Stato Mondiale: “Comunità, Identità, Stabilità”.
L’enorme stanza al pianterreno era volta verso il nord. Fredda, nonostante l’estate che sfolgorava al di là dei vetri, nonostante il caldo tropicale della stanza stessa; una luce fredda e sottile entrava dalle finestre, cercando avidamente qualche manichino drappeggiato, qualche pallida forma di mummia accademica, ma trovando solamente il vetro, le nichelature e lo squallido splendore di porcellana di un laboratorio.

Oliver Twist

oliverNella prima metà del milleottocento, e più particolarmente verso l’anno milleottocentotrenta, quando cioè con tutta probabilità i vostri trisnonni erano bambini piccoletti, c’era, fra gli edifici pubblici di una cittadina dell’Inghilterra della quale è inutile fare il nome, un asilo per i poveri; in questo asilo, un giorno che non saprei precisarvi, nacque il campione di umanità del quale tratta questo racconto.

Attraverso lo specchio

Una cosa era sicura: che la gattina bianca non c’entrava proprio — era tutta colpa della gattina nera. Perché nell’ultimo quarto d’ora la gattina bianca era stata impegnata a farsi lavare il muso dalla vecchia gatta (sopportando la cosa piuttosto bene, tutto sommato); perciò vedete bene che non avrebbe potuto avere alcuna parte nella birichinata. Il modo in cui Dinah lavava il muso alle sue creature era questo: prima teneva giù per l’orecchio la povera bestiola con una zampa, poi con l’altra le strigliava il muso da cima a fondo, contropelo, incominciando dal naso; e proprio ora, come ho detto, era intenta a lavorare energicamente sulla gattina bianca, che stava distesa quasi immobile e cercava di fare le fusa — sentendo senza dubbio che tutto ciò era fatto per il suo bene.